Varici e insufficienza venosa
Sono passati cinque, dieci o più anni da un trattamento per le varici e sulla gamba sono comparse nuovamente vene dilatate e tortuose. La domanda nasce spontanea: “Sono tornate le varici?”
È possibile che dopo un trattamento compaiano nuovamente varici, ma questo non significa automaticamente che quanto fatto in passato abbia “smesso di funzionare”. Il sistema venoso è complesso e la malattia venosa può modificarsi nel corso degli anni. Possono diventare insufficienti vene diverse da quelle precedentemente trattate oppure possono comparire nuovi percorsi di reflusso.
Per questo, quando le varici ricompaiono, la domanda più utile non è soltanto come eliminarle nuovamente, ma da dove arrivano e come funziona oggi il circolo venoso della gamba.
Varici dopo un vecchio trattamento: è davvero una recidiva?
Nel linguaggio comune si tende a parlare semplicemente di varici che “tornano”. Dal punto di vista clinico, però, dietro una nuova vena visibile possono esserci situazioni differenti.
Può esserci una persistenza o una ricomparsa del reflusso in un distretto già trattato. In altri casi possono essersi sviluppati nuovi percorsi venosi oppure può essere progredita nel tempo la malattia venosa coinvolgendo segmenti che in precedenza funzionavano adeguatamente.
Una nuova varice non dimostra, da sola, che il precedente trattamento sia fallito. Dopo molti anni il quadro circolatorio può essere diverso da quello presente al momento della prima terapia.
È una distinzione importante anche per chi è stato bene per molto tempo dopo il trattamento e soltanto recentemente ha iniziato a vedere nuove vene.
Perché le varici possono ricomparire
Le cause non sono identiche in tutti i pazienti. Tra i meccanismi riconosciuti possono esserci la persistenza o ricomparsa di un reflusso venoso, la ricanalizzazione di una vena precedentemente trattata con tecniche endovenose, lo sviluppo di nuovi piccoli vasi in determinate aree e, soprattutto, la progressione nel tempo della malattia venosa.
Per questo non è corretto stabilire la causa semplicemente guardando la gamba.
Il circolo può cambiare
Una vena che anni prima non presentava un reflusso significativo può diventare insufficiente successivamente.
Possono comparire nuovi percorsi
Le vene oggi visibili non sono necessariamente le stesse che erano state trattate in passato.
La malattia venosa può progredire
Il trattamento interviene sul quadro presente in quel momento, ma non può garantire che nel corso della vita nessun’altra vena diventi insufficiente.
Il ruolo della progressione dell’insufficienza venosa
Questo è uno degli aspetti più importanti da comprendere. L’insufficienza venosa può avere un andamento cronico ed evolutivo. Significa che il quadro osservato oggi non necessariamente rimarrà identico negli anni successivi.
Un trattamento correttamente indicato può intervenire sulle vene patologiche individuate in quel momento. Non rappresenta però una garanzia contro la comparsa futura di nuove varici.
È un concetto utile anche per evitare due conclusioni opposte ma entrambe poco corrette: pensare che ogni nuova vena significhi che il precedente trattamento sia stato inutile oppure, al contrario, considerare una varice comparsa dopo anni come un fenomeno che non merita più attenzione perché “è già stata trattata una volta”.
Quando sono presenti anche pesantezza, gonfiore o altri disturbi, può essere utile approfondire il quadro dell’insufficienza venosa. Un esempio è il gonfiore che compare soprattutto a fine giornata: nell’articolo dedicato alle gambe gonfie la sera e all’edema venoso viene spiegato perché questo sintomo deve essere interpretato nel contesto clinico complessivo.
Perché non basta osservare la vena che si vede
Quando una varice compare nuovamente, la parte visibile sulla gamba è soltanto una parte del problema.
Il medico deve capire se quella vena è isolata oppure se è alimentata da un reflusso proveniente da un altro segmento del sistema venoso. È inoltre importante conoscere il trattamento eseguito in passato, quando è stato effettuato e come si è modificata la situazione negli anni.
Durante la visita vengono quindi considerate la distribuzione delle varici, l’eventuale presenza di edema, le condizioni della pelle, i sintomi e la storia dei precedenti trattamenti.
Portare con sé vecchi referti, ecocolordoppler o documentazione relativa ai precedenti trattamenti può essere utile per confrontare il quadro attuale con quello passato.
Quando può essere utile l’ecocolordoppler
In presenza di varici ricorrenti, soprattutto quando sono sintomatiche o quando si sta considerando un nuovo trattamento, l’ecocolordoppler venoso permette di studiare il circolo attuale e di individuare eventuali reflussi.
Non serve semplicemente a confermare che una vena è dilatata: permette di capire quale percorso segue il sangue e quali vene possono essere coinvolte nel problema.
Questo è particolarmente importante prima di decidere un nuovo trattamento. Intervenire soltanto sulla vena che si vede senza aver compreso, quando necessario, ciò che la alimenta può portare a un approccio incompleto.
Per approfondire il ruolo dell’esame è disponibile l’articolo ecocolordoppler venoso: quando serve davvero prima di trattare varici e capillari. Presso lo studio è inoltre disponibile la prestazione di ecocolordoppler a Foggia, quando clinicamente indicata.
Quali segnali meritano una nuova valutazione
Una piccola vena visibile e stabile non ha lo stesso significato di varici progressivamente più evidenti associate ad altri disturbi. È opportuno prestare maggiore attenzione quando alla comparsa delle vene si associano:
- pesantezza o dolore alle gambe;
- gonfiore ricorrente, soprattutto a livello delle caviglie;
- prurito o fastidio persistente;
- progressivo aumento delle vene dilatate;
- cambiamenti della pelle vicino alla caviglia;
- episodi di vena superficiale che diventa improvvisamente dura e dolorosa;
- ferite della gamba che tendono a guarire con difficoltà.
La presenza di questi segni non permette di formulare una diagnosi da sola, ma rappresenta un motivo per non limitarsi alla valutazione estetica della vena.
In particolare, alterazioni come pigmentazione, prurito e modificazioni persistenti della cute possono accompagnarsi alla malattia venosa cronica. Ne abbiamo parlato nell’approfondimento su prurito e pelle scura alle caviglie.
Un sanguinamento da una varice richiede una valutazione medica tempestiva. Anche una gamba che diventa improvvisamente molto gonfia o dolorosa necessita di un inquadramento rapido, perché non è possibile attribuire automaticamente questi sintomi alle vecchie varici.
Bisogna necessariamente trattarle di nuovo?
No. La comparsa di nuove varici non significa automaticamente che sia necessario eseguire un’altra procedura.
La scelta dipende dall’origine delle vene, dai sintomi, dall’estensione del reflusso, dalle condizioni cliniche della persona e dai trattamenti già effettuati. Solo dopo aver ricostruito questo quadro è possibile discutere se sia indicato un trattamento e quale possa essere più appropriato.
In alcuni casi può essere presa in considerazione la scleroterapia; in altri il problema può riguardare vene e meccanismi che richiedono un approccio differente. Per questo la scleroterapia per capillari e vene visibili non dovrebbe essere considerata una risposta automatica a ogni vena che ricompare.
Le varici vanno considerate nel loro percorso nel tempo
Quando una persona vede ricomparire delle varici molti anni dopo un trattamento, è comprensibile pensare che il problema sia semplicemente “tornato”. In realtà il quadro può essere più articolato.
Può esserci una vera recidiva in un distretto precedentemente trattato, ma può anche trattarsi della progressione della malattia venosa o del coinvolgimento di vene differenti.
La valutazione angiologica e, quando indicato, l’ecocolordoppler venoso permettono di ricostruire la situazione attuale prima di decidere se e come intervenire.
Il punto non è trattare nuovamente una vena perché è visibile, ma capire perché è comparsa. Solo dopo questo inquadramento è possibile scegliere un percorso proporzionato al singolo caso.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una valutazione medica individuale.


